l00maca's Travel Blog

Monkey Business

Ieri le escursioni sono state rimandate causa pioggia, quindi ce ne siamo rimasti a letto fino a tardi, cullati dal rumore della pioggia incessante e (ovviamente) di un cantiere davanti casa. In una giornata, un manipolo di abili muratori/falegnami ha tirato su l’impalcatura di due piani di casa, sotto una pioggia fitta e gelida, con il solo uso di attrezzi tremendamente rumorosi, direttamente di fronte alla mia finestra.

Vacations, ho!

Attorno all’ora del pranzo siamo usciti in versione superleggera per una visita rapida al Kyoto Handicraft Center per recuperare qualche souvenir e qualche Yukata, per proi proseguire verso la Nishiki Shopping Street, dove abbiamo pasteggiato in una gloriosa bettola a base di fritti, terminando la giornata a giocare a gundam presso l’arcade Round One.

Una Giornata tranquilla, insomma, senza avvenimenti particolari.

Oggi, invece…

Il programma odierno prevedeva una visita al Kinkaku-ji, Arashiyama, il parco delle scimmie e un pranzo legger in stazione, in preparazione ad una bella sveglia domani per il trasferimeto verso Tsumago.

Ci si sveglia alla solita ora, dunque, e con una tazza di caffè in mano prendiamo l’autobus che ci porterà nella profonda provincia di Brescia Kyoto in poco più di mezz’ora.

Dormiamo.

Al nostro risveglio, siamo al tempio. La ragione più importante della fama del tempio è probabilmente la sua rivestitura in lamina d’oro; il suo nome può infatti tradursi con “Tempio d’Oro” (che fa coppia con “Grande Roccia”, “Grande Montagna con Carattere”, eccetera). Quella che vediamo oggi èuna ricostruzione, in quanto il tempio originale è stato dato alle fiame negli anni ’50 da un monaco buddista ossessionato dalla sua bellezza.

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Aggiungo qualche foto del Kinkaku-ji alla mia collezione, e prima di terminre il giro scambio cento yen con una fortuna (dato che trovarle in inglese è raro), ed ottengo la seguente GOOD FORTUNE:

Underneath the moon, getting close to the white bush clovers, I feel them touch my sleeves with their fragrance.

Specificatamente, avrò un anche un parto facile e niente problemi in questo viaggio. La fortuna di Valerio invece è eccezionalmente buona, e per dimostrarlo registra dieci minuti di tasca chiusa con la mia GoPro e prosciuga una batteria.

Abbandoniamo il tempio alla volta del Funaokayama Park, un piccolo parco in una zona residenziale di Kyoto Nord che contiene un piccolosantuario scintoista in cui è a sua volta conservato lo spirito di Oda Nobunaga (mica cazzi). Il parco è sito su una delicata collinetta (ma questo Google Maps non ce lo aveva detto) i cui sentieri sono stati trasformati in un fangone paciugoso dalla pioggia degli scorsi giorni.

Noncuranti, proseguiamo fino alla scalata, dove troviamo il santuario deserto di turisti e locali. Dopo qualche foto, mi purifico e scambio due chiacchere con Nobunaga, parlando di fatti nostri.

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Si è fatta l’ora di pranzo e decidiamo di mangiare in zona; l’unico problema è che “in zona” non c’è niente, dato che è una zona residenziale e basta. Vaghiamo per dei disperati per una decina di minuti, ogni luogo puntato mezzo google chiuso o fallito mesi fa, quando ladro ci dirige presso un Café aperto mezzo nascosto tra due case.

Entriamo, quindi, in quello che credo possa definirsi il locale più hispter del nord di Kyoto. Veniamo fatti accomodare da una cameriera ce veste tutti i colori dell’arcobaleno, e il cuoco indossa un cappello alla Heisenberg. Ordiniamo da mangiare, e il pasto è incredibilmente buono (anche se il Bardo lamenta una mancanza di grasso, sale e salse nel brodo dei suoi Udon); plauso all around per Ladro, e torniamo sulla via principale per prendere un autobus che ci porti ad una stazione del treno che ci sposti in una zona da cui raggiungere agilmente a piedi Arashiyama.

Non vediamo l’ora di lasciare Brescia a favore di Tokyo.

Dopo un pisolino di mezz’ora sui mezzi pubblici di Kyoto, arriviamo alla fermata della JR che ci porta in zona Arashiyama. La foresta è come me la ricordavo; fusti di bambù larghi come il braccio di un uomo adulto, alti innumerevoli metri e infestati da turisti peggio che se regalassero soldi.

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Questa è sicuramente la zona più turistica di Kyoto, ma vale la pena sopportare un po’ di gente per lo settacolo della foresta e delle colline circosanti. Girovaghiamo lungo i sentieri fino al fiume, dove facciamo saltare qualche sasso prima di muoverci verso il santuario delle scimmie.

Solo dopo aver pagato il biglietto scopriamo che il santuaro è in cima alla collina, a venti minuti di salita. Si parte con delle scale. Izanari ride. Molto bene.

Inganniamo la salita leggendo le regole del posto. Non guardare le scimmie negli occhi. Non accucciarsi. Non avvicinarsi troppo. Non insegnare alle scimmie come usare utensili base. Sotto nessuna circostanza esporre le scimmie ad un misterioso monolito nero. Tutte regole che vedremo infrante una volta in vetta.

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Fotografiamo scimmie per qualche minuto, prendiamo fiato e ci prepariamo a ridiscendere, visto che la giornata sta volgendo al termine ed abbiamo bisogno di tempo. Abbandoniamo Jack e il Bardo al tempio zen che abbiamo già visitato l’anno scorso, mentre io, Valerio e Ladro torniamo incittà per alcuni acquisti dell’ultimo minuto.

Ci rivedremo per cena, attorno alle sette, con la missione di mangiare del ramen che abbiamo addocchiato il giorno prima. Il ramen di questo posto è descritto come avere “a thick, delicious broth” e il Bardo non vede l’ora di provarlo. “Il Tonkotsu è il dono degli dei all’uomo, ed è conservato per nostra comodità all’interno dei maiali”.

Raggiungiamo il piano che ospita la Kyoto Ramen Street (10F della Kyoto Station, se ve lo steste chiedendo), ordiniamo alla macchinetta e ci accorgiamo che la “breve fila” che abbiamo visto gira l’angolo e prosegue un po’. Un bel po’. Circa 45 minuti in cui il pensiero comune è “Questo Ramen è meglio che ci metta KO o il Bardo ne pagherà lo scotto”.

Il Ramen è ottimo, e il Bardo non ha scotti da pagare… questa volta.

C’è anche la possibilità di condire ulteriormente il ramen (che ci viene servito con fettone di carne di maiale ed un uovo sodo oltre ai soliti toppings) con, tra gli altri, spicchi di aglio fresco. Ne aggiungo uno, poi ne aggiunge uno Jack, poi ne aggiungo uno io dicendo “ah ah ah ah Jack non è mica una gara ah ah ma se lo fosse starei vincendo io”.

Jack raccoglie il guanto e aggiunge il secondo aglio.

Gli astanti si spostano un po’ da noi. Ladro, seduto tra me e Jack, ondeggia visibilmente.

Terminiamo il pasto, e barcollando pericolosamente torniamo a casa a preparare le valigie.

Riusciamo anche a prenotare i posti per lo Shinkansen di domani; lasciamo Kyoto alla volta di Tsumago,dove percorreremo parte del Nakasendo e pernotteremo prima di andare ad Hakone, dove ci rilasseremo un paio di giorni prima di affrontare il pandemonio di Tokyo.

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