l00maca's Travel Blog

Day Two – These colonies are quaint, maybe we won’t need to burn them all

esistono storie che non esistono

Esistono parimenti orari che non esistono, sopratutto associati al termine “vacanza”. Orari tipo: 7.30. Ma va beh, mi dicono che questa è una vacanza on the road per vedere cose e fare esperienze, e comunque quando faccio uno alle 7.30 sono già sveglio da ore, eccetera.

In realtà quando faccio 1 alle 7.30 sono già in ufficio da mezzora, il che non significa però che io sia sveglio.

Anyway. La sveglia suona ad ore improbe, e dalla nostra stanzetta al piano decimosettimo assistiamo al miracolo dell’alba sui monti appalachiani in distanza e sull’autostrada più vicino.

La prima cosa che mi colpisce del Canada, ora che lo vedo alla luce del giorno, è che fuori ci sono 15 gradi e dentro c’è una sentita necessità di aria condizionata a dieci gradi. Apri la porta e poi muori.

Coperti dalle nostre felpe, scendiamo a far colazione nel ristorante del bar, dove un’anima pia ed illuminata ha deciso che il metodo ideale per disporre il bacon, le uova e i cibi caldi sia una serie di gigantesche basle di acciaio tenute calde, cariche di quelli che sono probabilmente chili di cibo. Mangiamo come bestie e torniamo in camera, attendendo l’ora in cui la guida dovrebbe recuperarci. Scendiamo nella Hall mezzoretta prima della partenza del tour e incrociamo quelli che stabiliamo essere i nostri compagni di viaggio.

Ad un certo punto decidiamo di salire su un autobus da turismo, per nessun altro motivo se non che anche le nostre valigie lo stanno facendo. Ci presentiamo agli altri viaggiatori, e dopo qualche minuto arriva la guida (quadrilingue, italo-ispano-franco-anglofona).

Capisco che sarà una lunga settimana quando parla di Locura e non riesco a non ridere di sottecchi.

Il viaggio è assolutamente piacevole e pieno di eventi, tant’è che per l’emozione perdo i sensi.

Poco prima dell'intervento dei paramedici

Poco prima dell’intervento dei paramedici

Scherzi a parte, dirò a breve una banalità che tutti quelli che sono stati negli Stati Uniti prima o poi dicono, specie se non sono stati solo nelle città ed hanno viaggiato su strada. eccola:

Non so cosa sia, ma in America il cielo sembra più grande

-Pito, Settembre 2013

Detto ciò, ammetto che la sensazione che si ha è quella di essere in qualche modo di fronte ad un cielo diverso. Probabilmente è perchè nella nostra augusta penisola, anche quando siamo in mezzo a niente, in realtà siamo sempre in mezzo a qualcosa e c’è qualche riferimento umano. In Canada, “niente” acquista un nuovo, ampio significato. “niente” sono chilometri di boschi e foreste e pianure e prati con scritto sopra “fuck you, civilization”.

Niente è un paese verde e blu e freddo e pieno di vento, niente male davvero.

chilometri e chilometri e chilometri di niente. Ignorate la torre in basso a destra.

chilometri e chilometri e chilometri di niente. Ignorate la torre in basso a destra.

Superiamo una stazione di servizio dove non spendo trecento euro in caramelle solo per un errore del costumista che mi ha fatto lasciare il portafoglio sul pullman, e raggiungiamo un buco di culo del mondo ameno capanno nei boschi che funge da front per una compagnia di produzione di sciroppo d’acero. Segue lezione sulla cura dello sciroppo d’acero, dall’estrazione del succo alla lavorazione dello sciroppo. Lo sapevate che serve 40 litri di succo per un litro di sciroppo? Ma sopratutto, ve ne frega? Va beh, rivendetevelo la prossima volta che parlate con gli amici.

una serie di strumenti di tortura frammisti a strumenti usati per l'estrazione della materia prima per lo sciroppo d'acero

una serie di strumenti di tortura frammisti a strumenti usati per l’estrazione della materia prima per lo sciroppo d’acero

Segue un pranzo leggero a base di zuppa d’orzo, stufato di morte accompagnato da puré e insalata, pancackes e torta di zucchero e noci. Le facce sul pullman diretto a Quebec City sono provate.

Quebec è un bel posto, per essere popolato da francesi. No, sul serio; quello che si ignora è che la provincia canadese del Quebec è afflita da un buon 80% di francofoni. Il che vuol dire che sei in mezzo a dei francesi educati che parlano anche inglese. Per noi abituati a francesi spaccaminchia che parlano solo francese lo shock culturale è altissimo. Un passeggero viene accompagnato in ospedale da un infermiere che per l’occasione sbotta ogni cinque secondi esclamando “bah! les italiens”, ma si vede che non ci crede.

Comunque. Quebec City. Piena di un sacco di casette basse e carine, palazzi alti e slanciati usciti da un divorzio tra un architetto tedesco ed un disegnatore disney, e battuta da un vento gelido che lévati. La città è bagnata dal fiume San Lorenzo, un corpo acquatico che forse verrebbe definito meglio come “Lago di milleduecento chilometri” o “fondo una città qui perchè sono francese e fottiti, ecco perchè. bah! Anglais!”.

Basti sapere che Quebec in lingua tribù-indiana-originaria-del-posto (Algoquin, btw) significa “dove il fiume si stringe”; Infatti è largo a malapena 900 metri e spiccioli quando bagna Quebec City.

"let's have a castle here! or a hotel!" "Yes" european like!" "yes, but ominous and overbearing"Vediamo al volo i punti importanti della città in vista di una visita più organica dopodomani. Per oggi è importante arrivare in un qualsiasi posto in cui dormire, visto che domani ci aspetta una giornata di canoa e bear watching, no, non ho scritto male.

Arriviamo dunque ad un carinissimo hotel lungo le rive del Lac Beaumont, e ci appropriamo di una stanza dalla cui scrivania vi scrivo. Tra 15 minuti verranno aperte le porte della sala da pranzo (sala da cena, vista l’ora), indi per cui salutovi, per il momento, e rimandovi a dopo o domani per maggiori aggiornamenti riguardo l’outcome della fantastica idea del mettermi nella stessa area geografica di uno o più orsi.

2 thoughts on “Day Two – These colonies are quaint, maybe we won’t need to burn them all

  1. sbrizz

    Però faccio i complimenti a Max per quanto scrive bene. Complimenti.
    Ho avuto a che fare col Quebec leggendo un giallo di Fred Vargas e mi era piacito molto.

    baci e buona continuazione!

Leave a Reply to Elisa Cancel reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *