l00maca's Travel Blog

Day one – Montreal at last!

Al momento siamo da qualche parte sopra l’atlantico, e mancano circa 4 ore e mezza all’arrivo. Siamo in ritardo di venti minuti a causa di un passeggero che non si è presentato al gate, per cui è stato necessario scaricare i bagagli, che ovviamente sono stati i primi ad essere caricati.

Il tizio indiano seduto davanti a noi ha festeggiato la notizia chiedendo un bloody mary alla hostess e gettandosi nella sezione hindi della libreria di film dispnibile ai passeggeri.

È palese che siamo sul volo giusto.

Ovviamente, dopo la perquisa al gate, mi sono anche beccato un paio di domande extra all’imbarco.

“mr… Cirici?”
“chierici”
“cerici… How long are you staying in canada?”
“about… Fifteen days”
“reason for visiting?”
“vacation”

“stiamo otto giorni e sei in luna di miele, cretino” mi ricorda poco dopo Chiara.

A parte il relativo problema di non avere i posti finestrino richiesti (who cares), il volo procede tranquillo. Ci è stata servita una ricca cena a base di pollo e resti di patate, accompagnati da pane (ma non a chiara), insalata di sedano (ma l’aspetto era quello di qualcosa a pezzettoni in n mischiume color panna) e un mattone di cioccolato del peso specifico della luna.

“red or white wine?”
“please, please no”

L’altra scelta per la cena erano dei torelloni al formaggio che non so, probabilmente erano cotti ancora prima di essere precotti. Il passeggero al mio fianco li ha mangiati stoicamente, senza proferire verbo.

il capitano ha appena spento le luci della cabina, dando ufficialmente il tuttinbranda. Prima però dovrei tentare di farmi dare un nuovo modulo per l’immigrazione, visto che quello che c hanno dato è rimasto vittima di un errore di compilazione che chiunque avrebbe potuto commettere.

“cosa stai scrivendo nel box “a solo uso del personale di frontiera”?”
“”ok””

Filma delle prime due ore: monster niversity. Sono indeciso se tentare la sorte con i g.i. Joe o se tentare di dormire. Essendo quasi le 23, ora di Milano, la cosa risulterà ardua, più che altro perchè la persona davanti a me ha sdraiato il sedile in maniera fisicamente improbabile, e quello dietro di me alterna calci ai calcagni a sessioni di frughìo nella saccoccella che si traducono in secche botte sui reni.

Infatti dormo solo tre ore, durante le quali spero di aver petato a morte verso il passeggero dietro di me.

Il capitano ci avverte poi di una lieve turbolenza che potrebbe rendere mossa l’operazione di discesa, ma lo fa immediatamente dopo aver riacceso le luci della cabina, quindi la comunicazione va persa mentre tutti i passeggeri fanno i conti con lo shock da luce brillante improvvisa negli occhi.

Dopo che una prima hostess mi piscia come nemmeno a Trastevere, Chiara è mossa a pietà e va a recuperare un nuovo form per l’immigrazione, che compilo correttamente sotto il suo attento sguardo.

Atterriamo finalmente a Montreal, dove ci aspetta una nuova, divertente, gloriosa fila all’immigrazione. Such fun! Perdiamo la cognizione del tempo e veniamo svegliati quando è il nostro turno da una guardia a cavallo, o forse no.

Recuperiamo le valigie e facciamo la conoscenza del nostro autista per la serata, Tony, che devia ogni tentativo di parlare in inglese sfoggiando un italiano più che buono (ho sentito di peggio nei banchi di scuola), ci accompagna all’uscita del Terminal e ci chiede di aspettare n paio di minuti che recupera la limo.

Attribuiamo l’uso del termine ad una incomprensione traduttiva, magari inende “macchinone nero che fa la sua figura”.

Invece due minuti dopo lui arriva con una limousine, e noi ci sentiamo terribilmente underdressed.

In hotel la receptionist ci consegna chiavi della stanza ed una lettera al vostro tour operator.

In lontananza, un tuono cade.

Saliamo al piano della camera (diciassettesimo, tiè), entriamo e cerchiamo interruttori per dieci minuti. Dopodichè apriamo la lettera che dice,

Carissimi Chiara e Massimiliano! Purtroppo la vostra guida è stata rapita da un cartello di narcotrafficanti malesi. La vostra missione, doveste accettarla, è di affrontare il loro capo e liberare Jean Balò, la guida.

No, in realtà dice che domani alle 7:30 s’è da esser pronti ad andare non so dove, quindi quasi quasi meglio i narcotrafficanti malesi.

Un paio di pensieri slegati: Heathrow ha dei bagni larghissimi, immensi. Volevo fare una foto ma non ero sicuro di aver tolto il sonoro e non volevo che alle persone fori sembrasse che fossi entato in bagno per fotografarmi il pacco.

Le hostess di British Arways vengono in due tipi: “lol hostess xD” e “sono l’efficienza fatta persona”. Il primo tipo ti ignora, il secondo ti spaventa. Either way, you’re fucked.

One thought on “Day one – Montreal at last!

  1. sbrizz

    Ben arrivati! Sono contenta di potervi seguire qui durante il viaggio e brava Kya, meno male che ci sei tu a salvare Max! 😀

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