Ci svegliamo alla solita ora (quindi sul tardi) per una gornata densa di impegni e scandita da una tabella di marcia rigorosa. Oggi ci aspettano il santuario Meiji-jingu, Harajuku e il Gundam Tokyo Front. Inoltre, dalle nostre rilevazioni sul campo, dovremo mangiare ad ore prestabilite e cenare non più tardi delle sei, o il rischio è di non mangiare affatto.
Partiamo, alla volta della stazione Omotesando, per percorrere la via alberata che porta al parco dove è sito il santuario. Prima di iniziare la visita, ci concediamo un breve, brevissimo, a malapena un’oretta di stop in un negozio di giocattoli per bambini (però pieno di adulti che lanciavano gridolini estasiati) e pranziamo in un luogo indicato dal Libro di Pito dove si fanno dei Gyoza molto gustosi. Il menu è semplice: Gyoza Classici, Gyoza con aglio ed erba cipollina, zuppe varie. Ordiniamo 6 gyoza per tipo, alla piastra, e poi mi sembra il caso di reiterare con altri sei al vapore. Ottimi e soddisfacenti.
Lasciamo la Omotesando (che sembra una specie di Via Montenapoleone molto più larga) e ci addentriamo nel parco del santuario Meiji.
Il parco esterno è una foresta artificiale costruita con alberi donati da tutto il giappone, per commemorare il santuario in cui riposano gli spiriti (ma non i corpi) dell’imperatore Meiji e Imperiale Consorte. E’ stato uno degli imperatori più importanti e famosi, motore della restaurazione che porta il suo nome ed aprì il giappone alle influenze estere. Ovviamente, è anche uno degli imperatori più amati.

Barili di sake vengono offerti dalle maggiori distillerie del giappone al Jingu. Qualsiasi tentativo di aprire i barili viene visto come di pessimo gusto, credetemi sulla parola.
La foresta isola il tempio dal traffico e dal clamore di Tokyo, tanto che è difficile ricordarsi che si tratta della stessa città che ho visto la notte prima dalla torre di tokyo. Il silenzio in alcuni sentieri è surreale, interrotto solo dai richiami degli uccelli.
Anche qui, come a Nagoya, fervono i preparativi per il primo dell’anno. Operai in divisa, supervisionati da sacerdoti e miko anziane, piazzano i fari che illumineranno la strada per i fedeli che si recheranno nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio a svolgere la prima visita dell’anno al tempio. Purtroppo nessun operaio indossa il tipico elmetto con la scritta “sicurezza innanzitutto”.
C’è una forte presenza sia di turisti che di locali, ed il tempio è gremito di gente. Questo non impedisce comunque ai fedeli di pregare presso il cortile antistante l’honden. La preghiera nello shinto di porta via forse una ventina di secondi, e non richiede niente al di fuori del santuario – niente salmi, niente recite, niente di niente. Ti inchini due volte, lanci una moneta nella grata delle offerte (da cinque o dieci yen, che porta più fortuna), agiti la corda per attirare l’attenzione del kami, batti le mani due volte tenendole poi unite, formuli la tua preghiera nello spazio sacro tra le orecchie, batti nuovamente le mani, due inchini, e te ne vai. Ci sono poi una supermoltitudine di altri riti con cadenza da giornaliera ad annuale che vengono officiati dai credenti più assidui e dai sacerdoti.

Parte centrale del tempio. Gli alberi, in tenera età, vengono fasciati perché non facciano rami troppo bassi, e si ottiene questo effetto “tetto”.
Lasciamo il tempio e ci avventuriamo lungo i sentieri senza meta. Il silenzio, ancora una volta, è surreale. I sentieri delimitano un piccolo spazio di civiltà nel cuore di una foresta completamente selvaggia, ma che invece so essere curata quotidianamente – e, ci tengo a ricordarlo, nel cuore pulsante di una delle città più frenetiche del mondo.
Dopo poco arriviamo ad un laghetto, dove delle papere non possono fuggire ai nostri obiettivi fumanti.

questo particolare tipo di papera, o qualsiasi cosa sia, secondo la mia guida ogni inverno torna in questo laghetto a svernare.
Una delle rive del laghetto, e questo è un fatto finora senza precedenti, è un bel prato su cui troviamo gente stesa. Noi non siamo assolutamente stanchi, ma non vogliamo insultare i giapponesi o tantomeno lo spirito dell’imperatore Meiji, e quindi…
In qualità di autoeletto Signore della Tabella di Marcia, stabilisco un momento di riposo di una mezzora circa per dare tregua ai piedi doloranti. Non dico che mezzora dopo russavo serenamente e sonoramente, al punto da svegliarmi da solo dal mio stesso russare; però non ricordo, per esempio, di aver scattato questa foto…
Visitiamo rapidamente i due musei che contengono oggetti facenti parte del tesoro imperiale, e poi lasciamo il parco alla volta della contigua Harajuku.
Harajuku! La patria della gente vestita da pirla, del cosplay senza regole, dei negozi che vendono vestiti e accessori assurdi e sopratutto, a quanto pare, la patria delle crépes con dentro abbastanza cibo da sfamare il rwanda.

Questo è uno dei negozi tra i più morigerati – infatti la fila non copre tutto il lato del negozio e sono riuscito a fare una foto.
Purtroppo la principale attrattiva, ovvero i cosplayer, non si vedono da nessuan parte. Forse le mode stanno svanendo lentamente; forse si stanno tutti preparando per il comiket che inizierà il giorno dopo. Non ci è dato saperlo.
Lasciamo Harajuku, un po’ delusi, alla volta della stazione della metro di Tokyo con il nome più bello di sempre.

Purtroppo si tratta di un tipo di teletrasporto molto lento, che fa affidamento su treni piuttosto che su scienza avanzata.
Oltre che il porto e la sede della Fuji Tv, questa fermata ospita anche altre attrattive turistiche: centri commerciali, bagni pubblici enormi e tematici, e statue che ad alcuni potrebbero o meno interessare.
Ovviamente siamo qui per il Gundam Tokyo Front, un museo dedicato totalmente ai robottoni più emblematici dei robottoni giapponesi. L’area occupa l’ultimo piano di un centro commerciale, e si divide in un’area gratuita, dove sono esposti file su file di modellini e di diorami, ed un’area a pagamento che offre una mostra con bozzetti originali, una serie di modellini assemblati a regola d’arte, e una stanza tipo planetario dove viene proiettato un megafilmatone superspacchiuso a 360gradi che ha causato nausea a 3 membri su 5 del gruppo.

un busto del glorioso gundam esposto all’interno del Fonrt. Pagando cifre assurde e seguendo chissà quali procedure alchemiche è possibile farsi fotografare all’interno dell’abitacolo.
Visitiamo la mostra, dove non si possono fare foto, e usciamo per IL negozio. L’articolo è maiuscolo, in quanto in questo egozio si trovano un botto, un botto infinito di modellini di gundam – non tutti (per quello c’è Akiba) ma molti, moltissimi modelli.
Spendiamo poco meno del prodotto interno lordo di una piccola nazione in via di sviluppo, e procediamo presso la mostra dei diorami.
- Premio Speciale
- Questo l’ha fatto un italiano! National pride!
- Primo in classifica! credo che del modello iniziale abbia usato solo la scatola.
Salutiamo i Gundam, e riprendiamo il teleport verso l’albergo.















