l00maca's Travel Blog

神戸市 – Kobe: Schiaffi, Pugni e Bistecche.

Durante la pianificazione di questo viaggio e’ capitato piu’ volte che la mente e le papille gustative volassero al favoloso manzo di Kobe.

La leggenda vuole che le mucche di Kobe vengano nutrite a malto di birra e favole della buonanotte, anche se in verita’ vengono solo nutrite a grano e spazzolate amorevolmente (non massaggiate col sake; ma a noi piace credere che sia cosi’).

Quello che e’ vero e’ che i parametri perche’ un wagyu possa definirsi manzo di kobe sono stringenti e fatti rispettare da sedici associazioni di allevatori diverse, tra cui probabilmente un clan di ninja con il compito specifico di abbattere mucche e allevatori ritenuti indegni.

La marmorizzazione di questa carne e’ assurdamente alta, e la sua bonta’ leggendaria.

Saremmo voluti andare a kobe, ma ci veniva difficile giustificare una escursione di una giornata per mngiarci una fettina di carne.

Poi Cumi ci ha chiesto se per noi era un problema andare ad un incontro di Kickboxe valevole per il titolo di campione dei pesi leggeri, conteso tra Giappone e Korea.

Con signorile generosita’ abbiamo accettato di utilizzare uno dei nostri giorni in giappone per visitare la citta’ di Kobe, uno dei principali porti commerciali del giappone e brevemente sede dell’Impero.

Partiamo di buon’ora, visto che abbiamo uno shinkansen prenotato in partenza per le ore dieci circa, e dobbiamo arrivare alla stazione. Le mie lezioni di giapponese si fanno valere, e a questo giro arriviamo dove dobbiamo arrivare, alla stazione di Nagasaki Nagoya-Eki, uscita Shinkansen.

Dopo qualche minuto il resto della spedizione arriva, e ci spostiamo al binario ad aspettare il treno. Prendiamo qualcosa dalle gloriose macchinette, ubique nel grande Nihon.

bevande calde, fredde, dolci, salate, ma sopratutto: cestini.

Molta gente che torna dal Giappone vi dira’ che i giapponesi sono un popolo ligio alle regole e alle convenzioni sociali, ma finche’ non ci si e’ dentro e’ difficile capire quanto.

I ragazzini di sedici anni con l’aspetto da teppista dei manga si tengono i rifiuti in tasca per buttarli negli appositi cestini; nessuno entra nelle carrozze prima che tutti siano scesi; tutti si muovono in maniera fluida, per evitare di cozzare contro gli altri. I giapponesi non sono bassi, ma compatti; nessuno dei loro movimenti e’ sprecato, ed ognuno di essi ha per loro un significato ben preciso.

Potete ben capire che la nostra presenza nello shinkansen Nagoya-Kobe stonava come un clown ad un funerale (o, per i piu’ esperti, come un oligarca russo ad un concerto del bolshoi).

Raggiungiamo nonostante tutto Kobe e, avendo del tempo libero, decidiamo di cimentarci nell’arampicata verso le cascate di Nunobiki, che ci insegnano una nuova lezione: dal treno piu’ veloce del mondo ad un panorama naturale impressionante ci vogliono solo trecento metri (e un po’ di dislivello, via).

Orecchio di Chiara. Sullo sfondo, un qualche tipo di cascata.

Fotografiamo ampliamente la cascata e la citta’ di Kobe dai numerosi belvedere disposti lungo il sentiero, dopodiche’ riscendiamo attraversando un tempio shintoista (riconoscibile dal tori all’ingresso) ed uno shintoista (riconoscibile dal Buddha in equilibrio su un sassone quadrato) che convivono amabilmente. Anche qui foto a manetta e ci rechiamo verso una zona di ristoranti alla disperata ricerca di un posto che faccia il manzo di kobe e non ci chieda un occhio della testa.

Lo troviamo, grazie alla mia guida (soprannominata Illibro di Pito), e ci sediamo attorno ad un tavolo con una piastra al centro. Il nostro cuoco personale inizia a tostare l’aglio e a fare due chiacchere con Cumi, che traduce, e con noi (il signor cuoco parla Giapponese, inglese e un italiano elementare ma piu’ che discreto). Iniziamo ad aprirci la boccuccia con un antipasto a base di non so cosa, una sorta di zuppina di besciamella ed erba cipollina, mentre il nostro prode cuoce le prime fettine di carne.

senza parole

Ieri sera, all’Izakaya, abbiamo mangiato anche molta carne, e abbiamo temuto che anche questa fosse troppo grassa per il palato occidentale; niente di piu’ sbagliato.

Con poche rapide mosse di spatola e coltello Cuoco-San separa la parte di puro grasso dalla carne, e usera’ successivamente quello stesso grasso per cuocere le verdure. dopodiche’ separa la carne in diversi tagli, da quelli piu’ pregiati a quelli con troppo grasso.

Inizia la degustazione; sui nostri piatti il cuoco dispone sale, pepe e senape che vanno ad affiancarsi alla salsa di soia e all’aceto di riso gia’ sui nostri posti. Il cuoco ci consiglia l’abbinamento migliore per ogni taglio; per quello piu’ pregiato, solo sale oppure una fettina sottile di aglio tostato. Il sapore e’ qualcosa che non saro’ mai in grado di dimenticare.

Il pranzo prosegue; Riso, verdure saltate, tofu, daikon fanno la loro parte, ma il manzo di kobe e’ il signore indiscusso del pranzo. Come ultima portata, la parte piu’ nodulosa viene risaltata assieme ai germogli di soia e servita con il riso: fenomenale.

aaaaaaaaaa

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Con la pancia piena ci buttiamo dunque in taxi alla volta del palazzetto della moda (giuro) dove si terra’ il torneo. Si tratta di una serie di scontri che coinvolgono atleti di livello sempre crescente, con gli ultimi tre scontri che coinvolgono professionisti del mondo della kickboxing e delle MMA.

Cumi ci spiega che tre dei suoi compagni di dojo oggi combattono; due sono parte dei combattimenti di riscaldamento, mentre il terzo fa parte del gran finale. I primi due atleti se la cavano con un pareggio e una vittoria ai punti, e cumi ci spiega che il terzo membro del dojo (il suo sensei, peraltro) non combattera’

tifate per quello con i capelli neri, non per il biondo.

Quello che succedera’ e’ che il secondo membro piu’ forte del suo Dojo sfidera’ l’avversario che mesi prima ha sottratto la cintura in un revenge match. Inoltre, ci dice, il combattente in causa ha saputo che sarebbero venuti degli amici di cumi dall’italia per vederlo combattere e si e’ allenato con una concentrazione e una costanza rara.

qui sembra che il biondo abbia parato, ma solo perche’ la foto e’ stata scattata mezzo secondo troppo tardi.

Inizia dunque l’incontro, e volano subito mazzate spaventose. Illivello e’ assolutamente diverso da quanto visto finora. I due tizi, seppure piccini per gli standard europei (circa 1.75 per 70kg), se le danno veramente di santa ragione. Sono tre round intensissimi, che vedono trionfare il nostro protetto contro le forze oscure dell’altro dojo. Premi, saluti, baci, e il nuovo campione viene pure a ringraziarci personalmente di aver assistito al match. Siamo un po’ goffi nell’incchinarci a nostra volta per ringraziarlo di aver rivoltato di mazzate il suo avversario.

il nuovo campione

La serata prosegue e culmina con la finale Korea – Giappone di mazzate libere per persone leggere. Vince il giapponese ai punti, dopo cinque round in cui tartassa il suo avversario come nemmeno Tomen “the omen” ai tempi d’oro dei blind guardian tartassava i tamburi.

Abbandoniamo il palazzetto/fashion mart e prendiamo un treno per prendere una metro per arrivare in centro – sembra un casino ma e’ stata questione di dieci minuti e una manciata di yen.

Ci dirigiamo verso Shin-Kobe, la stazione dello shinkansen, a piedi, alla disperata ricerca di qualcosa da mangiare. Ma sono le 9 di sera, e tutto sta chiudendo nel grande nihon – sembra di essere a Milano in agosto.

downtown kobe at night (tipo le otto e mezza)

Decidiamo di fare come fanno i ritardatari, gli ubriachi e gli sfigati che prendono l’ultimo shinkansen e ci dirigiamo ad un Combini, un negozietto aperto tutta notte specializzato in generi alimentari e di prima necessita’, ed acqustiamo qualche triangolino-con-alga-che-non-ricordo-come-si-chiama, qualcosa da bere e del melon pan (incredibilmente, pane al melone).

Mi stupisco della lungimiranza giapponese quando scopro che il patoco di riso ed alga va aperto secondo determinate precise istruzioni, poiche’ il riso e’ confezionato separatamente dall’alga, cosi da non rovinarla con la sua umidita’.

Torniamo, disfatti, a Nagoya.

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