l00maca's Travel Blog

Day Six – Attewe, Kornto ed altri termini autoctoni

Rimaniamo sconvolti quando la sveglia suona e fuori dalla finestra non c’è un nebbione megalitico ad attenderci; capiamo subito che la giornata sarà ottima, e facciamo del nostro meglio per impedire che sia così; ci laviamo lentamente, ci vestiamo a malo modo, facciamo colazione malavoglia ed usciamo ad affrontare la città prima di partire per le mille isole e poi Toronto.

In america usa un sacco l’aria condizionata. ma proprio un sacco. un sacco del tipo che entri in una stanza d’albergo e la prima cosa che fai è spegnerla. No, la prima cosa che fai è tirar madonne perché gli americani hanno idee tutte loro sul dove piazzare gli interrutori, e non li trovi mai; Di sicuro non sono dentro a sinistra come in tutti i paesi civili, ma magari sono dentro, a sinistra ma ad altezza testa e non mano, oppure dentro sul muretto di fronte, oppure non ci sono e devi accendere le lampade una per una (tru story).

Le hall degli alberghi ovviamente non fanno differenza; sembrano un incorcio tra un freezer ed un atelier di alta moda (ad eccezione di un albergo a Point du Lac che sembrava un incrocio tra un freezer ed un cucù, ma molto carino comunque). L’hotel dove eravamo, invece, aveva una hall climatizzata in maniera divina. Uscire dalla porta ed essere accolti da un gelido vento fluviale che urlava CIAO CHIARA CIAO MASS FATEVI LANGUIRE LE LARINGI è stato uno shock a cui non eravamo pronti.

Proseguiamo comunque imperterriti, decisi a visitare la capitale del canada.

Lo sapevate? in canada tutti gli edifici, ad eccezione dei grattacieli e dei grossi palazzoni, sono di legno. Le tecniche di costruzione canadensi permettono un’insulazione che noi ci sogniamo di notte, e spesso nemmeno allora; Inoltre, per le leggi canadensi, la maggior parte delle casette autonome che si incontrano nel wild sono autonome anche per acqua (pozzi ardesiani) ed elettricità (generatori privati).

Non stupirà dunque che il motore dell’edilizia siano gli incendi.

Non esiste città che non abbia avuto uno o più edifici di un certo valore storico o architettonico rasi al suolo a causa del fuoco purificatore di Zeus, motio per cui molti palazzoni dall’aspetto antico sono riproduzioni invecchiate all’uopo.

Visitiamo (in realtà già ieri) anche il mueso di qualcosa del qualcosa del canada, le cui due caratteristiche sono:

1) è stato progettato da un architetto autoctono (leggi: Indiano d’America)

2) l’ingresso ricorda un faccione

FEED ME YOUR YOUNGS

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All’interno, tra le altre, una mostra sui totem e il simbologismo delle culture native americane.

A tal proposito, è mia intima convinzione che l’uomo bianco abbia sbagliato tutto. L’indiano stava in canada, si faceva i cazzi suoi, pagaiava lungo il fiume (ed è un’esperienza che ha del mistico), viveva in armonia con una natura che diceva “lol umano” (e tuttora dice “lol umani”) e non aveva problemi se non quelli che si creava. Arriva l’uomo bianco (inglesi e francesi, troublemakers di professione) e dice “sono sicuro che ci sia modo di migliorare tutto questo”.

Yeah, right.

Risaliamo sulla nostra limousine dotata di tutti i comfort, veniamo fatti scendere da un gentile ma fermo conduttore, e risaliamo sul nostro autobo.

Prosegue il viaggio verso le mille isole, un arcipelago di, indovinate un po’ quante, esatto, milleottocentosessantatré isolette che adornano il lago Ontario.

Oops, no invece. Indovinate un po’ cosa adornano? Il fiume San Lorenzo, che in indiano significa “speravi che questo fiume del cazzo fosse finito e invece eccolo qui, e se non stai attento ti segue a casa”.

Oggi è l’ultima visita al fiume, comunque, per cui non ne parlerò più, se non nei miei incubi più terrificanti, dove sono chiuso in un albergo circondato dalla nebbia ed un beluga mi chiede insistentemente in francese se voglio altro sciroppo d’acero.

Comunque; si tratta di mille isolette di dimensioni variabili da “sono uno scoglio con due alberi” a “vorresti vivere qui ma solo guardarmi ti costa dei danari”, che coprono circa i primi 80 chilometri che il fiume San Lorenzo compie nascendo dal lago Ontario (a sua volta un laghetto; ma ci torneremo poi).

Vi ricordate il discorso delle acque fredde, del vento e della pioggia che affrontai durante l’escursione a cerca delle balene? Ecco, stessa cosa ma meno pioggia e più vento. Definire “freddo” il clima sarebbe superfluo; Serve una nuova parola, come stramegafreddo.

un piccolo ponte segna il confine tra gli Stati Uniti e il Canada. for reals.

un piccolo ponte segna il confine tra gli Stati Uniti e il Canada. for reals.

Inoltre, le isole sono condivise tra stati uniti e canada, per cui in mezzo alla tratta che abbiamo visitato, c’è un isola con su un fottutissimo castello che funge da stazione doganale tra canada e us. non sto scherzando, c’è davvero un fottuto castello:

Guardate! c'è un castello! *rumore di tuono in sottofondo*

Guardate! c’è un castello!
*rumore di tuono in sottofondo*

La storia melensa vuole che il ricco proprietario del waldorf astoria stesse costruendo il castello come dono per la moglie, che però morì poco prima del suo completamento. il castello rimase incompiuto, ma ecco che entrano in gioco le guardie di frontiera; decidono di ristrutturarlo ed utilizzarlo come attrazione/dogana. Ah, il potere dell’amore! non può nulla di fronte al potere delle guardie doganali. niente da dichiarare?

Toronto, dunque! O come la chiamano gli indiani, Kornto, che vuol dire “credi davvero che abbia un nome per tutto? hello? c’è nessuno? cultura primitiva caccia-pesca? eddai!”, oppure “punto di ritrovo”, non ricordo, ero in coma glicemico mentre la guida parlava, a causa dell’ingestione di troppi dolciumi americani, che come tutti sapete sono composti di puro zucchero (ma pure su questo torneremo poi).

Alla città di Toronto mancano solo dei cartelli con scritto “dio, come vorrei essere new york!”.

"I wanna be a part of it - Tornto, Toronto!"

“I wanna be a part of it – Tornto, Toronto!”

Non è un brutto posto, anzi; Solo che è una città tremendamente americana, che poco ha a che spartire con le altre città che abbiamo visitato.

La serata è stata breve e non abbiamo potuto visitare un granché della città; per ora abbiamo visto solo “vorrei-essere-times-square” e un paio di quelle che dovrebbero essere grandi arterie del traffico, che però dopo le 21.00 circa diventano enormi viali disabitati come nel resto del canada.

Chris Hemsworth gratuito per accattivarmi il favore delle donne all'ascolto

Chris Hemsworth gratuito per accattivarmi il favore delle donne all’ascolto

appunto per me stesso: se mai dovessi girare un film apocalittico, girarlo in canada; alle 22.00 gli unici personaggi visibili sono il riflesso mio e di chiara nei vetri dei palazzi.

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