{"id":403,"date":"2016-04-07T01:42:35","date_gmt":"2016-04-07T01:42:35","guid":{"rendered":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/?p=403"},"modified":"2016-04-07T01:51:59","modified_gmt":"2016-04-07T01:51:59","slug":"kami-no-sense-of-right-and-wrong","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/?p=403","title":{"rendered":"Kami: no sense of right and wrong."},"content":{"rendered":"<p>Il Giappone \u00e8 stato con noi questa mattina; sveglia presto, preparazione parallela sincronizzata di cinque barbari, colazione al volo e Shinkansen preso con precisione teutonica. Siamo rimasti stupiti anche noi di quanto siamo stati in grado di ottenere minacciandoci a vicenda di flagellarci nel caso perdessimo il treno delle otto. Una volta sul treno, io e il Bardo sveliamo agli altri che avremmo potuto prendere un treno venti minuti dopo, ma non ci andava di farlo perch\u00e9 partendo prima avremmo avuto pi\u00f9 tempo.<\/p>\n<p>Tra risate e coltellate prendiamo posto secondo l&#8217;algoritmo Primo Sedile Disponibile, dato che non abbiamo prenotato. In una mezz&#8217;oretta abbondante siamo a Himeji, dove sorge lo Himeji-jo, il castello di Himeji.<\/p>\n<p>Himeji.<\/p>\n<p>Il castello (che in realt\u00e0 \u00e8 un complesso di un&#8217;ottantina di edifici circondati da mura, fossati e lanzichenecchi) risale circa al 1300, ma \u00e8 solo nel 1581 che, per volere di Toyotomi Hideyoshi, viene aggiunto il corpo centrale del castello, che verr\u00e0 espanso dai successivi propietari.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 molto importate perch\u00e9 forse non tutti sanno che Hideyoshi fu il secondo grande unificatore del Giappone, tra Oda &#8220;I have videogames named after me you punk&#8221; Nobunaga e Ieiasu &#8220;look at my fucking surname&#8221; Tokugawa. Mica cazzi, insomma.<\/p>\n<p>Il castello prende anche il nome di Airone Bianco, per motivi a noi ignoti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9873.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"IMG_9873.JPG\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9873.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>Copriamo rapidamente le poche centinaia di metri che ci separano dal castello, e scopriamo che per le genti di Himeji il parco antistante al castello \u00e8 lo spot preferito per osservare l&#8217;Hanami. Quindi, alle nove e trenta circa \u00e8 pieno di famigliole che si preparano a godersi la giornata di sole e gozzoviglia, e di addetti ai visitatori impanicati dato che si aspettano un miliardo di persone.<\/p>\n<p>Oggi, inoltre, abbiamo deciso di affrontare il problema di Valerio che rimane indietro a far foto col cellulare impiegandoci due ore (pur non avendo chiss\u00e0 quali parametri da tocchicchiare) appiccicandogli una GoPro alla spalla ed eleggendolo a vice-aiuto-cameraman aggiunto. Vale non si perde pi\u00f9 come prima a far foto, ma in compenso racconta tutto quello che vede e succede al &#8220;pubblico&#8221;. Non abbiamo cuore di dirgli che nella GoPro non c&#8217;\u00e8 nessuna memory card, e lui chiacchera da solo per tutta la mattinata.<\/p>\n<p>Raccattiamo un lasciapassare che ci permette di entrare nel castello anche se per caso si superasse il limite massimo giornaliero<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9838.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"IMG_9838.JPG\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9838.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>di\u00a0visitatori (il numero \u00e8 segreto). Siccome il castello di Nagoya ci \u00e8 piaciuto moltissimo, due anni fa, e non solo perch\u00e8 ha a lungo ospitato Oda &#8220;uno shogunato di mille anni&#8221; Nobunaga, ci gettiamo in fila per esplorare anche questa roccaforte.<\/p>\n<p>Subito la sensazione \u00e8 quella della coda di una giostra a Gardaland. Corridoi stretti, scale ripide e con gli scalini stretti, gimcane spaccatesta; ma \u00e8 tutto vero, originale, ristrutturato e curato. Tanto che la visita alla parte interiore pu\u00f2 essere fatta solo scalzi.<\/p>\n<p>Ci leviamo le scarpe e ci gettiamo nel ventre del castello, trovando al suo interno&#8230; niente. Il castello \u00e8 molto bello, una impressionante opera di ingegneria, ma al suo interno non c&#8217;\u00e8, letteralmente, niente oltre i muri e le scale. A Nagoya avevamo trovato un bel museo pieno di oggetti d&#8217;epoca e interessanti spiegazioni, ma qui gli unici cartelli ci informano che stiamo guardando EAST BIG PILLAR e WEST BIG PILLAR.<\/p>\n<p>Terminiamo la scalata e proseguiamo, a dire il vero un po&#8217; delusi, il giro del complesso. Il castello si fa assolutamente perdonare l&#8217;interno scevro di qualsivoglia oggetto o croccantino d&#8217;interesse. La ristrutturazione (ancora in corso in parte del castello) sta venendo portata a termine in modo pi\u00f9 che magistrale, e nel LUNGO CORRIDOIO situato sul versante ovest si trovano mlti fatti interessanto e qualche reperto risalente all&#8217;espansione del castello avvenut sotto l&#8217;egida dei clan Terumasa e Tadamasa.<\/p>\n<p>L&#8217;ora di pranzo si avvicina; decidiamo quindi di visitare di corsa i giardini vicino al castello. Si ratta di una serie di nove giardini in stile giapponese situati appena oltre il fossato; Usciamo dal complesso dell&#8217;Himeji-jo, affrontiamo la folla inumana ed entriamo nei giardini.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9899.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"IMG_9899.JPG\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9899.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>I giardini sono molto belli; ci sarebbe piaciuto avere il tempo di fermarci a goderceli un po&#8217; di pi\u00f9 (molti giardini hanno delle panchine, cosa rarisima in Giappone), ma purtroppo stiamo facendo una speedrun. Concediamo cinque minuti ad ogni giardino, e poi di corsa verso la stazione alla volta di Kobe.<\/p>\n<p>Arrivati al ristorante, ovviamente \u00e8 pieno.<\/p>\n<p>La situazione precipita; \u00e8 necessario trovare un nuovo posto entro subito, dato che \u00e8 gi\u00e0 l&#8217;una e a Kobe i locali stanno chiudendo. Ladro utilizzia il suo google-fu e ci guida alla volta di un paio di ristoranti; il primo, ahinoi, ci sbatte le porte in faccia in quanto pieno, il secondo non ha posto per cinque persone ma \u00e8 in grado di accomodarci in una location secondaria nella via a fianco.<\/p>\n<p>Ci sediamo al bancone, ordiniamo, e siamo bambini felici.<a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/fb_img_1459988492594.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"FB_IMG_1459988492594.jpg\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/fb_img_1459988492594.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non \u00e8 facile descrivere l&#8217;esperienza del mangiare manzo di Kobe. La carne viene preparata da uno chef su un teppan caldo davanti ai nostri occhi; lo chef (la chef, nel nostro caso) decide i tagli e ci consiglia gli abbinamenti. Tra una porzione e l&#8217;altra, veniamo inrattenuti da altri piatti di contorno, tra cui una sorta di roast beef di kobe, che si scioglie in bocca nel momento in cui tocca la lingua, e per chiudere il pranzo due fettine particolarmente cicciottelle scottate e intinte in una sorta di salsa che decidiamo chiamarsi &#8220;sugna&#8221;, in quanto non ne comprendiamo la composizione ma ci piace molto.<\/p>\n<p>Sazi, appagati, baciati dal sole e dagli dei dello Shinto, torniamo pigramente verso Kyoto.<\/p>\n<p>Una volta a Kyoto, Ladro e Vale tornano a casa, mentre io, Jack e il Bardo decidiamo di affrontare il Fushimi Inari-taisha, il principale santuario dedicato al culto di Inari in Giappone.<\/p>\n<p>Inari Okami \u00e8 il Dio del riso, del sake, dell&#8217;industria, della fertilit\u00e0 e dell&#8217;agricoltura. Ed ovviamente, delle volpi, che sono il suo animale messaggero, e sono anche le protettrici del tempio stesso (sotto forma di statue, ovviamente)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9942.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"IMG_9942.JPG\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9942.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il tempio sorge su una montagna, Inariyama (&#8220;La Montagna di Inari&#8221;, comunica il Bardo nello stupore di nessuno), ed \u00e8 famoso sopratutto per le migliaia di Torii che decorano i sentieri che portano alla vetta. QUesti Torii vengono donati dalle ditte giapponesi ad Inari, per ottenere la sua benedizione e la fortuna negli affari. Stando ai cartelli informativi, questi Torii possono costare fino ad un milione e settecentomila yen circa, ovvero tredici-quattordicimila euro. Sul retro di ogni Torii c&#8217;\u00e8 scritto chi lo ha donato, e con una mappa si potrebbero cercare i Torii di aziende specifiche (che ne so, Sega, Sony, robe cos\u00ec).<\/p>\n<p>Ci stonfiamo un Tayaki (e ne avremo bisogno), e ci gettiamo nel primo sentiero disponibile, coi Torii pi\u00f9 piccoli, per tentare la scalata alla vetta.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 si sta vicino alla base del monte, ovviamente, pi\u00f9 \u00e8 pieno di turisti; nello specifico, \u00e8 pieno di ragazze in Kimono che fanno le fotine carine, la versione giapponese di un prediciottesimo.<a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9953.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"IMG_9953.JPG\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9953.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>Consultiamo una mappa, che solo mezz&#8217;ora dopo scopriremo essere orrendamente fuori scala, e decidiamo di guadagnare la vetta. Tanto, concordiamo, ci vorr\u00e0 un quarto d&#8217;ora al massimo.<\/p>\n<p>Mezz&#8217;ora dopo arriviamo al punto della tragedia, il bivio dove i turisti scoprono che le mappe sono orridamente fuori scala e da qui si tratta di una scalata di altri trenta minuti minimo su scalini di pietra. Possiamo decidere se prendere la strada che parte in salita dura o quella che scende per poi risalire. Il bardo, che \u00e8 in debito d&#8217;ossigeno da circa venti minuti, stoicamente sceglie la strada pi\u00f9 ripida e proseguiamo. Dietro di noi, una cinese con zeppa, tacco, e trolley ci supera, si fa selfie alle stazioni di sosta (&#8220;Stazioni di Recupero Bardo&#8221;) e riprende. Notiamo che i turisti che ci vengono incontro sono tutti sorridenti, e non capiamo come mai.<\/p>\n<p>Arriviamo in cima.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_20160406_180538-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"IMG_20160406_180538.jpg\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_20160406_180538-1.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>233 metri non sembrano impressionanti, ma considerate che sono tutti di scalini a chiocciola.<\/p>\n<p>Scendiamo dal versante opposto del monte, e tentiamo un paio di sentieri alternativi per ridiscendere. Il primo \u00e8 a strapiombo, quindi raccogliamo il Bardo e ci allontiamo delicatamente (soffre un po&#8217; di vertigini, pora stella). Il secondo ci porta nel bosco e, dopo una cinquantina di metri, incrociamo un cartello che il bardo traduce sommariamente con &#8220;Se siete qui avete sbagliato strada&#8221;.<\/p>\n<p>Torniamo sull&#8217;altro sentiero, quello che nel bivio della disperazione partiva in discesa. E scopriamo che termina con circa trenta metri di dislivello coperti da una scalinata irta come un saluto al duce. Capiamo perch\u00e8 gli altri turisti sorridevano, e sorridiamo anche noi.<\/p>\n<p>Il sole ormai se ne sta andando, e questo porta con se un bel venticello freddo ed un paio di buone opportunit\u00e0 per delle foto; facciamo del nostro meglio, ma la stanchezza potrebbe averci messo lo zampino.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9981-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"IMG_9981.JPG\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9981-1.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>Iniziamo, pur con enorme rispetto, a risentirci un po&#8217; della sceltadi Inari Okami di aver voluto tutte &#8216;ste scale. Ci rendiamo conto che c&#8217;\u00e8chi sta peggio di noi quando, verso la fine del sentiero e il rientro in civilt\u00e0, incrociamo dei sararyman che stanno solo ora iniziando l&#8217;arrampicata, per assicurarsi il favore della divinit\u00e0 in ambito lavorativo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9999-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full\" title=\"IMG_9999.JPG\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/img_9999-1.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>A prendere il treno verso Kyoto sono tre cadaveri deambulanti; Ci manca giusto il talismano di rianimazione in testa (LO SO che quelli sono cinesi ma il senso \u00e8 chiaro lo stesso).<\/p>\n<p>La scelta, unanime, \u00e8 di ammazzarci di Ramen alla stazione centrale di Kyoto, che vanta un pianodi soli ristoranti di Ramen, nei vari stili trovabili nell&#8217;arcipelago di Yamtao.<\/p>\n<p>Che paese illuminato, il Giappone.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/fb_img_1459991434299-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"FB_IMG_1459991434299.jpg\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/fb_img_1459991434299-1.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>Recuperiamo il nostro Ramen Setto alla macchinetta dei Ramen, ci mettiamo in fila e dopo qualche minuto in cui siamo semisvenuti sugli sgabelli fuori dal rstorante, entriamo e ceniamo con un ottimo, ottmo ramen. Che aveva addirittura ella pancetta grigliata! Sembra niente, ma in Giappone sembra che siano avulsi al concetto di &#8220;bacon croccante&#8221;, preferendo bollire il pi\u00f9 nobile taglio di maiale.<\/p>\n<p>Pappatosi il Ramen, torniamo a casa disfatti.<\/p>\n<p>Oggi ci siamo scarrellati qualche chilometro:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/fb_img_1459991987049-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"FB_IMG_1459991987049.jpg\" src=\"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/fb_img_1459991987049-1.jpg\" alt=\"image\" \/><\/a><\/p>\n<p>Cinque chilometri in pi\u00f9 della media giornaliera, e con in mezzo cos\u00ec tanti scalini che non ne vorr\u00f2 vedere pi\u00f9 per almeno una settimana (ma so che non sar\u00e0 possibile).<\/p>\n<p>Come sempre, vi ricordo che potete seguire anche il rullino fotografico del cellulare all&#8217;indirizzo: https:\/\/goo.gl\/photos\/N4NTzoDR7pouhuoC8<\/p>\n<p>Domani (oggi) piove a dirotto, quindi ci riposeremo e probabilmente visiteremo qualche attrazione coperta. Se le nostre schiene doloranti ce lo permetteranno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Giappone \u00e8 stato con noi questa mattina; sveglia presto, preparazione parallela sincronizzata di cinque barbari, colazione al volo e Shinkansen preso con precisione teutonica. Siamo rimasti stupiti anche noi di quanto siamo stati in grado di ottenere minacciandoci a&hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,8],"tags":[],"class_list":["post-403","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-10","category-giappone"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/403","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=403"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/403\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":408,"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/403\/revisions\/408"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=403"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=403"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/travelblog.l00maca.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=403"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}